Tecnologie e design di qualità
- Eleonora Alabiso

- 26 mar 2020
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 27 mar 2020
Le parole che seguono sono pensieri assolutamente personali stilati in tempo reale durante un corso di aggiornamento tenutosi il 7/2/19, per questo motivo potranno risultare come frasi sconnesse, ma esprimono lo stato d’animo del momento.

Environment park.
Luogo interessante, anche se pare in decadenza, come se la natura tentasse di risorgere dopo il passaggio dell’uomo. Uno scenario decisamente accattivante ma forse, il suo essere così fuori dal tempo, non risulta essere la location più adeguata a tenere un simile convegno.
Già in ritardo sulla tabella di marcia, non proprio un buon biglietto da visita.
In attesa del fischio d’inizio, primo colpo dritto al cuore per me che è il mio pane quotidiano: le slide.
Ogni conferenza o corso ha necessità di materiale visivo per poter aiutare a focalizzare i concetti che si vogliono trasmettere, ma in questo caso si rasenta la mediocrità e si sprofonda in qualcosa di decisamente più oscuro; come può un foglio bianco con un fitto testo impresso sopra aiutare a memorizzare i punti salienti?
La comunicazione è la chiave di eventi come questo, ma se non si viene supportati in maniera concreta il tutto risulta vano e l’apprendimento cala drasticamente.
Ancora in attesa.
Il tempo scorre come granelli di sabbia in una clessidra e il pubblico si lascia trasportare in questa discesa accompagnato da un brusio bisbigliante come un refolo di vento che accarezza una duna.
Finalmente, alle 14:32 comincia lo show.
Nascosti dietro il loro bancone, simile a un muro di cinta medievale da cui la nobiltà tenta di proteggersi dai mali provenienti dall’esterno, i protagonisti della giornata introducono il contenuto della programmazione in maniera sommaria e decisamente svogliata.
Speriamo non ci diano croissant mentre da questo lato della cinta si chiede pane.
Il primo argomento trattato riguarda ascensori ed elevatori, un tema effettivamente non così avvincente ma dato un contenuto così tecnico dubito che la scelta di elencare normative al tabellone e semplicemente leggerle con un tono di voce basso, profondo e continuo non sia la scelta più azzeccata.
Il ritardo precedentemente accumulato fa scivolare l’inizio del prossimo argomento da trattare obbligando il pubblico a proseguire il supplizio che ormai ha colpito tutti i presenti con conseguente calo di interesse e un leggero ronfare proveniente dal fondo della sala.
“Comincio a domandarmi se riusciranno a stare nei tempi dato che si sta sforando in maniera davvero eccessiva, e il dover aspettare le 17 per prendere un caffè …. ansia!!”
Finalmente avviene il cambio.
Alle 15:24 l’argomento varia in qualcosa di innovativo, slide con immagini appena accennate ma pur sempre ricche di astio e nei confronti di chi vorrebbe trarne informazioni da esse.
Ed ecco la postura di chi non vuole minimamente avere a che fare col pubblico, di chi si erge sopra gli altri per mantenere le distanze, il metodo meno coinvolgente possibile: il monologo dal pulpito.
Quale modo orribile di comunicare, ma pienamente azzeccata con l’argomento trattato: se vuoi parlare di materiali isolanti, sii tu il primo ad isolarti.
Per lo meno la maggiore gioventù del relatore rispetto al precedente, ha dato la possibilità di poter udire una differenza di tonalità vocale dopo il basso bofonchiare udito finora.
Sostanzialmente, un argomento molto semplice è stato diluito in maniera esponenziale per occupare tempo. Incapacità di sintesi o scelta volontaria?
Le lancette dell’orologio continuano a girare annoiate mentre ci si dilunga in dati superflui e non essenziali e la voglia di una pausa aumenta notevolmente, quantomeno per ascoltare il dolce suono del silenzio.
Strano, si consentono domande. E ancor più strano, ve ne sono. Peccato che la risposta non sia pertinente e devia dal concetto richiesto.
“Talmente noioso che non mi ero accorta parlasse di uno degli argomenti per cui sono venuta a sto corso.”
Ore 16:15, si arriva finalmente all’argomento a parere prettamente personale, più inutile: rubinetti.
In molti hanno deciso di anticipare la pausa e per tanto la sala comincia a svuotarsi in maniera lenta ma costante; l’argomento è davvero molto sentito, così tanto che si decide di interrompere in favore del break.
E qui, una vera sorpresa: il cibo gratis è sempre una scelta vincente. Ma io mi limito al mio rinvigorente caffè come fosse una panacea contro ogni male e avversità.
Ore 17:17 forse un argomento di interesse si prospetta all’orizzonte, e finalmente un supporto visivo quasi accettabile.
Molto bene, la partenza è interessante, ma poi si scivola tragicamente in dettagli così tecnici che nemmeno chi dovrebbe esporre l’argomento riesce a destreggiarsi, per tanto il risultato sono tanti ehm, uhm alternati a impappinamenti. Davvero un peccato, avevo riposto tanta fiducia dopo aver visionato uno splendido video dedicato alle prove distruttive di una lastra di vetro da parte di un sacco da boxe.
17:52, e dopo alcune domande imbarazzanti si arriva all’ultimo tema della giornata, nonchè quello che mi serve per andare avanti col progetto sulla quale sto lavorando.
Alleluia! Slide interessanti e non semplici fogli bianchi e sciapi. Ci sono immagini, grafici abbozzati, foto che mostrano come effettuare un lavoro a regola d’arte. Che gioia!
Certo, il predicatore è estremamente commerciale e deve vendere il suo prodotto, ma forse è questa sua inclinazione, o deviazione professionale, a far si che l’attenzione da parte dei presenti sia stimolata positivamente.
Ore 18:30 tutti i bla bla terminano ed è possibile uscire dallo stabile per far ritorno alle proprie esistenze.
Le impressioni a caldo non sono molto positive e mi stimolano a scrivere qualcosa a riguardo per maggiormente mettere in risalto un tema così delicato come l’aggiornamento professionale.
Ci penserò su.




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