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  • Immagine del redattore: Eleonora Alabiso
    Eleonora Alabiso
  • 26 mar 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 27 mar 2020


Alcune categorie lavorative necessitano un po’ di attenzione, un focus particolare per emergere ed essere prese in considerazione e dare a chi le svolge la dignità che meritano.


Al momento mi trovo a svolgere un servizio di portierato.


Logica, perfettamente logica l’associazione che si fa alla classica portinaia del palazzo, quella che sa tutto di tutti e spettegola anche quando nessuno ha voglia di sentire lo scandalo dell’inquilino del terzo piano, ma nonostante l’assonanza fonetica si tratta di un servizio di sicurezza.


Per noi, e col termine noi mi riferisco al Paese in cui viviamo, lo Stivale circondato dal mare nella quale le parole assumono significati insoliti e che non riescono a coniare nuovi termini per definire le novità, del il vocabolo sicurezza abbiamo un’immagine confusa alla quale non sappiamo bene che ruolo dare. Il che è possibile dato che da sola deve racchiudere una moltitudine di sfaccettature.


Portierato e sicurezza si uniscono per dare origine a un mestiere atto al controllo degli accessi di un luogo per garantire l’ordine e l’incolumità di coloro che vi sono all’interno di uno stabile.

Utile?

Sovente si.

Avere un controllo, un occhio vigile a sorvegliare le vie d’accesso garantisce una tranquillità per chi deve operare all’interno dell’edificio o di un complesso.


Ma come vive questa esperienza l’operatore incaricato di svolgere un ruolo così importante ai fini della salvaguardia?

Partiamo dalle basi, ovvero i requisiti e la conoscenza della persona incaricata.

Egli deve avere a che fare ogni giorno con una moltitudine di persone, le più disparate possono presentarsi alla sua porta: operai, dirigenti, addetti alle pulizie, il direttore mega galattico, occorre pertanto sapersi relazionare con gli altri, con assoluto rispetto qualunque sia il loro ruolo.

Operando nell’ambito della salvaguardia di persone e beni, il lavoratore è, per forza di cose, tenuto ad avere conoscenze basilari riguardo i principi di sicurezza che apprende tramite corsi specifici e matura con l’esperienza.


Fin qui tutto bello e semplice, ma allora dove si hanno gli intoppi in un qualcosa di così elementare?

Cominciamo col dire che sovente viene a mancare il requisito base da parte dell’operatore, ovvero la capacità di relazionarsi con le persone. Chi non è in grado di dialogare in maniera appropriata può risultare poco professionale o incappare in “incidenti diplomatici” che lo metteranno in cattiva luce.

La seconda problematica che è possibile riscontrare è la mancanza di formazione e informazione adeguata a poter svolgere il lavoro. Quando non si conosce qualcosa come lo si può riconoscere e farci attenzione?

Non è possibile; perciò anche in questo caso si possono commettere errori che si ripercuoteranno in primo luogo sull’operatore e di riflesso anche su chi o cosa bisognava proteggere.

Questi aspetti che sono emersi come problemi sono facilmente risolvibili tramite una buona selezione del personale e la somministrazione di adeguate procedure di formazione.

Esistono altre problematiche più di tipo organizzativo che si celano dietro questa professione.

Può capitare che lo stabile nella quale si debba svolgere il servizio sia attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e che questo porti a dover effettuare dei cambi tra colleghi per garantire la copertura richiesta; questo è uno dei principali disagi che incombe su questa categoria di lavoratori: i turni.

Per esperienza personale mi sono imbattuta in orari lavorativi che raggiungevano le 12 e in alcuni rari casi anche 14 ore. Decisamente allucinante considerando che non mi era possibile lasciare la struttura e che il servizio si svolgeva in orario notturno.

Come è possibile prestare la giusta attenzione se il proprio organismo non riesce a sostenerti?

Si crolla, è inevitabile.


Ma come si è giunti a questo?

La cosa più banale a cui pensare è la scarsa retribuzione di questo mestiere che porta ad accettare condizioni estreme, come orari esageratamente lunghi o turni con troppa poca distanza per riposare tra loro, pur di fare cumulo di quattrini.

Purtroppo è la risposta più vera.

Il lavoratore è lui stesso ad acconsentire che gli venga addossato un simile regime e questo a discapito della propria dignità.


L’ultimo punto che voglio trattare è un argomento decisamente trito e ritrito ma che purtroppo mi tocca da vicino poichè mi ci sono imbattuta fin troppe volte: la discriminazione.

La mia vuole essere una semplice domanda aperta atta a far riflettere: perchè una donna, con i giusti requisiti e la corretta formazione richiesta, non dovrebbe essere in grado di garantire la sicurezza necessaria ed essere un candidato idoneo?


In conclusione, cosa possiamo dire del lavoro di portierato?

Il portierato è un lavoro di tutela e salvaguardia che necessita di maggiore attenzione da parte di datori di lavoro e operatori affinchè si possano avere giusti requisiti, formazione, informazione e compenso perchè lo si possa svolgere con la professionalità che merita.

 
 
 
  • Immagine del redattore: Eleonora Alabiso
    Eleonora Alabiso
  • 26 mar 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 27 mar 2020

Viviamo in un periodo nella quale il lavoro è una creatura che spesso ci intimorisce e con la quale dobbiamo convivere e senza avere la certezza che essa sia sempre presente.

Personalmente ho imparato, grazie ad un grande aiuto e sostegno, a rendere questa creatura chiamata Lavoro un alleato e soprattutto non solo una.

Principalmente sono un artista, ma ormai questo termine desueto ha perso di significato ed ora è mutato nel termine Designer che a parer mio vuol dir tutto e niente, diciamo che mi occupo di tutti i campi in cui si necessita di colore e stile per rendere unico e personale un qualcosa che va dall’ambiente in cui vivere, a un brand, un illustrazione e argomenti affini.



Eppure mi sono ritrovata ad affrontare un qualcosa di ben distante da me in un ambito quasi sconosciuto che ha come parola chiave l’ambigua parola Sicurezza. Cominciando dal livello operativo sul campo ho poi intrapreso un percorso di studio sulla materia fino ad arrivare alla formazione in materia. Ho sempre paragonato questo mestiere ad un moderno cavaliere votato a un codice, in questo caso il decreto legislativo in vigore.

In ogni caso, sono classificato come libero professionista, ovvero lavoro per me stessa come un mercenario per il miglior offerente, paragone decisamente adatto alla mia ribelle personalità.


Ma quindi, cosa contiene questo angolo di web che mi sono ritagliata?


Quelli che ho chiamato Appunti di Lavoro sono mie personali riflessioni riguardo alle mie professioni piuttosto desuete nella quale cercerò di rivelare i retroscena che nascondono e portando all’attenzione aspetti pressapoco sconosciuti nella speranza di dare origine a momenti di riflessione per poter migliorare le condizioni in cui questi cavalieri o mercenari che siano affrontano le loro bestie.


 
 
 
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